Partire è uno stato, una condizione che sfiora l’ignoto, che sa di desiderio e che è strettamente connessa al lasciare. È uno stato, perché è un’azione che ci costringe in un punto da cui guardiamo allo stesso tempo indietro e avanti. Cosa ci attende? Cosa, invece, ci lasciamo alle spalle? Da chi ci separiamo? Chi incontreremo?
Inizia così il viaggio, che è invece un moto per luogo e per tempo. Il viaggio che porta a destinazione, quello per cui ci si di-parte.
Viaggiare è un tempo infinito presente e se la partenza è ricca di domande, nel viaggio sono nascoste le risposte. In viaggio non si può fare niente se non aspettare, stare fermi e immaginare.


Per me il momento è arrivato: parto adesso per uno dei viaggi più importanti della mia vita. Sarà anche il viaggio più lungo che io abbia mai fatto: mi sono svegliata stamattina alle 6.45 e mi attendono più di 35 ore di viaggio. Con tre ore di sonno alle spalle, perché alla fine mi riduco sempre all’ultimo e ho chiuso le valigie alle 2 di notte, vado a prendere l’aereo a Milano Malpensa. Mi fa effetto fare scalo in Portogallo, dove ho lasciato un pezzo di cuore dal mio Erasmus. Mi sembra un passaggio necessario e non casuale per fare il viaggio successivo: verso il nuovo mondo, verso il Brasile, che ha mantenuto la stessa lingua (me ne vogliano sia i brasiliani sia i portoghesi!).

Qua a Malpensa inizio già a sentirlo parlare e mi sento un po’ a casa. Ci sono alcuni portoghesi che tornano a casa e alcuni brasiliani che parlano del problema dell’immigrazione in Portogallo: i portoghesi vanno all’estero a cercare fortuna, perché il salario minimo è il più basso d’Europa (ma almeno, ahimè, ce l’hanno) e i brasiliani si fanno ingannare dal sogno di prosperità portoghese, disilludendosi una volta arrivati. Ho incontrato anche una simpaticissima ragazza del Nicaragua, che stava andando a trovare la sua famiglia a Montreal ed era combattuta tra il desiderio di rimanere nel suo Paese, nonostante il terribile clima politico, e la convenienza di trasferirsi in Canada.

Arriverò a Lisbona all’ora di merenda e trarrò energie superflue per stare seduta in aereo dai pasteis de nata che serviranno a “matar saudade”. Proseguirò poi su un altro aereo TAP per 10 ore.

Finalmente arriverò a São Paulo, una delle città più grandi del mondo con i suoi 20 milioni di paulistanos. Sono molto triste perché non avrò abbastanza tempo nel mio scalo notturno di altre 10 ore per fermarmi a conoscere la gentilissima Fernanda, che mi ha proposto di farmi vedere la città. Chissà, magari nei prossimi mesi riuscirò ad andare a trovarla? Sperando di passare la dogana e di non farmi tradire dal sonno sembrando una persona poco raccomandabile, passerò la notte in una mini stanzetta per ripartire la mattina presto: direzione Goiania!

Ebbene sì, sarò finalmente arrivata nella capitale dello stato di Goiás, dove con estrema gioia conoscerò Cíntia e Romilda, due delle maestre di Asas de Liberdade. Sono talmente carine, che insieme al marito di Romilda sfruttano questi giorni di ponte con la scuola chiusa per una festività per venirmi a prendere in aeroporto. Così, felici e contenti, ci dirigeremo in macchina per altre due ore e mezza fino a Goiás velho: finalmente sarò a casa!


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