“Noi brasiliani siamo molto accoglienti. Ci piace far sentire gli stranieri benvenuti a casa nostra e siamo curiosi di tutto quello che hanno da raccontarci” mi ripeterono già da Milano diverse persone. Potei apprezzare questa caratteristica anche nella popolazione portoghese durante il mio soggiorno di un semestre a Porto.

Questa discendenza dei lati più belli della cultura portoghese è quanto ho sicuramente più apprezzato al mio arrivo a Goiás, tanto da essermi meravigliata dalla sensazione immediata e mai messa in dubbio di essere a casa, che raramente si prova quando ci si allontana dalla propria.

Tuttavia, intensa, allo stesso tempo, arriva l’eco del più oscuro lato colonialista, che ancora lascia segni di un trauma importante. Io da Europea, fatico ad arginare il mio senso di colpa, che tenderebbe ad essere ridimensionato dall’accampamento di scuse sulla -quasi- non partecipazione italiana alla conquista del Nuovo Mondo. Sappiamo molto bene che fu solamente un caso, dettato dall’ubicazione geografica del nostro Paese.

Un ulteriore tendenza nell’atteggiamento europeo moderno – o dovrei dire occidentale? – nei confronti delle culture di stati lontani è il paternalismo, che maschera con un’affezione per la protezione e la cura un neanche tanto ben celato senso di superiorità. Da tale preconcetto voglio prendere quanto più le distanze.

Sono aperta a conoscere, curiosa di scoprire e felice di sbagliare, mettendo in discussione il mio mondo. L’entusiasmo che provavo partendo da queste basi, ha trovato fin dal primo momento terreno fertile per fiorire rigogliosamente attraverso la conoscenza di Cíntia e Romilda.

Due delle maestre della scuola, due pilastri fin dalla sua fondazione. Romilda dirige Asas de liberdade e mi ha mostrato come da due minuscole stanzine che accoglievano i primi bambini, raccolti dalla strada, una piccola cucina e un tavolo su cui fare le riunioni tra gli insegnanti, ora si sia arrivati a una scuola che è molto vicina ad essere un paradiso dell’infanzia. Immersa in una natura tropicale di una bellezza unica, la scuola si sviluppa su più livelli in discesa rispetto all’ingresso. Le classi dalle pareti colorate non hanno porte, né muri esterni e ospitano tanti piccoli pulcini vestiti di giallo.

Cíntia si occupa dei più piccolini, che dai 2 anni iniziano a muovere i primi passi per la scuola. E’ una grande lavoratrice e, anche a casa, pensa a come sviluppare progetti educativi per i suoi bambini. La classe più grande è quella dei 7 anni: si è cercato col tempo di garantire tutte le classi delle elementari, ma le finanze non sono mai state sufficienti.

Le maestre non seguono una classe negli anni, come avviene nelle nostre scuole, ma si occupano di un unico gruppo di età, diventandone specialiste. Gli alunni, così, hanno modo di conoscerle tutte e di vivere la scuola come una grande famiglia, in cui si sta tutti insieme, anche con gli altri adulti che vi lavorano.

Nonostante il mio inizio qui sia stato il migliore che potessi desiderare, il mio passaggio a scuola è consistito in una rapidissima camminata per raggiungere la direttrice e farmi accompagnare, ahimè, a fare il test del Covid. Tante sono le possibilità che questo avvio lento mi sta dando, a partire dal lavoro per questo blog e per l’omonima pagina Instagram: una scommessa in cui credo, spero a ragione, per dare il mio contributo pratico per far conoscere Asas de Liberdade e gli Amici del Quilombo. Da settimana prossima, spero, vi scriverò facendomi prestare un po’ di ali di libertà.

E’ stato sicuramente un inizio molto… positivo!


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