Termine specifico, quasi tecnico, con cui in portoghese brasiliano ci si riferisce ai pettegolezzi e alle chiacchiere.
Può sembrare un argomento banale: in fondo perché dovrebbero interessare le chiacchiere da bar o gli scambi di battute per strada? Ebbene, quello che la gente comune si dice e si racconta, diventa subito un elemento importante per comprendere la cultura di un luogo.
È una delle prime parole che mi hanno insegnato quando sono arrivata qui a Goiás. Una piccola cittadina da poco più di 20 mila abitanti. Uno di quei posti antichi – anche in Italia ne abbiamo – in cui ci si siede alla porta di casa con o senza sedia e si chiacchiera con i vicini.
La solitudine qui è un concetto non ancora padroneggiato dall’esperienza, poiché anche chi vive da solo, solo non lo è mai.
Goiás è uno di quei luoghi in cui si percepisce il senso di comunità, in cui chi ha un orto o un frutteto non si risparmia mai dal fare regalo dei frutti ai vicini, in cui chi non ha l’auto riceve sempre un passaggio, in cui chi sta male non viene mai dimenticato. Un posto capace di tenere a mente le persone che lo abitano.
Tuttavia, è piccolo abbastanza perché di ogni persona si sappia proprio tutto. È difficile mantenere dei segreti quando la gente si ritrova in un’unica piazza a passare le sere del fine settimana. E, così, le fofocas diventano uno strumento importante.
Il marito di Adelina è stato ucciso un mese fa. Si sa perché? No, ma si parla di droga. Così, come, ti ricordi di quella ragazza? Claudia? Sì, aspetta il secondo figlio, ma da un altro uomo, che è ben più grande di lei questa volta… Non so come faccia, a 15 anni è già al terzo. Eh già, ma niente in confronto a quelle quattro sorelle, ricordi? Come arrivavano a scuola, non ne voglio neanche parlare. Io ho sempre sospettato del padre, ma dopo che ho saputo dello zio… Quando la mamma è tornata dal carcere è stato solo peggio: ha incominciato a bere insieme alla nonna. Non è Tina che a 10 anni ci aveva raccontato che già guadagnava? Secondo me, quello zio è la loro rovina. D’altronde si reca spesso in Maranão…
Ho scelto di non virgolettare le fofocas, proprio per rendere l’idea di un discorso concitato e continuo, al quale si aggiungono storie simili per violenza e intensità. Ovviamente, non racconterò mai le vere storie che mi vengono riferite, per proteggere la privacy delle persone interessate. Romanzerò personaggi fittizi, che interpretino al meglio la quotidianità vissuta in queste terre, nella speranza di riuscire a costruire uno sguardo autentico e nel tentativo di limitare al minimo i miei filtri culturali.

