A scuola i bambini mi chiamano “Tia Chiara”, zia Chiara. Asas de Liberdade è per loro come una famiglia, così le persone che vi lavorano. Molto spesso si tratta di bambini con fragilità importanti, con grandi vuoti e con il costante terrore, ahimè non poco realistico, di venire abbandonati.

Vengono da famiglie con genitori a volte completamente assenti, altre troppo giovani. Le loro stesse vite sono appese a un filo, non sapendo quali reazioni seguiranno all’abuso di sostanze o di alcol. Tante sono le malattie che strappano via da giovani e altrettante sono le armi, usate volentieri per risolvere conflitti interpersonali o per punire chi è rivale nel narcotraffico. La guida non è sicura, le strade delle città più grandi sono piene di pericoli.

I nonni, se ci sono, assumono le funzioni dei genitori. D’altronde, hanno esattamente l’età dei genitori italiani, forse anche più giovani. Ma se non ci sono i nonni, chi resta? “Perché in fondo, nessuno vuole occuparsi dei figli degli altri”. Zii, cugini, amici: si bussa alla porta di chi un posto per dormire ce l’ha, in realtà quello che manca è un posto nel cuore.

Noi adulti che lavoriamo a scuola abbiamo una grande responsabilità. Con la nostra presenza qui, siamo dei punti di riferimento importantissimi nella vita di questi bambini.

Io di responsabilità ne ho ancora di più, perché rispetto alle altre persone non posso diventare un punto di riferimento per loro. Starò qui solamente altri quattro mesi e poi tornerò in Italia.

Ben consapevole del rischio di essere per i bambini una presenza ancora più traumatizzante, nel caso li facessi sentire abbandonati, dall’inizio ho iniziato a lavorare sui confini.

Tempo: “La Tia Chiara starà con voi fino a Natale. Scriveremo insieme la letterina per Babbo Natale e poi io dovrò tornare in Italia, che è un Paese tanto lontano”. Dare dei confini temporali precisi, aiuta i bambini a prevedere quello che succederà. Identificare un momento preciso e importante, come il Natale, li aiuta a trovare un senso. Io rimango e poi arriva Babbo Natale, che porta i doni. La scuola chiude per un mese nel periodo di Natale: i bambini sanno che staranno con me fino alla fine della scuola.

Spazio: qui a scuola ho uno studio, in cui ricevo sia adulti sia bambini, ovviamente con il consenso dei genitori o chi ne fa le veci. Questo vuol dire, però, che l’ambiente della loro scuola è mutato, che una stanza che prima potevano usare, ora non è più disponibile. Non solo non è disponibile, ma ci sono delle persone che parlano o giocano, spesso conosciute e loro non possono entrare. Anche qui subentrano i confini: quando la porta è chiusa non si può entrare, se è aperta sono i benvenuti.

Corpo: come potete immaginare, i bambini sono molto affettuosi. Tanti di loro si legano subito agli estranei, altri cercano negli adulti un conforto anche molto fisico per colmare la mancanza di affetto che sentono forte da stare male. Anche del nostro corpo dobbiamo essere consapevoli, quando lavoriamo con i bambini. Calibrare gli abbracci per darne la giusta quantità, in modo da farli sentire amati, ma da non sostituirci a quel vuoto che non possiamo colmare.


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