Tutti noi abbiamo bisogno di essere guidati. Compiamo le nostre scelte più o meno consapevolmente, anche per comprendere parti di noi ancora inesplorate. Per quanto lontane dal nostro egocentrismo queste scelte ci possano sembrare, ci sarà sempre una piccola percentuale della nostra essenza che cerca le chiavi per capirsi.

Sono partita anch’io in cerca di risposte. O forse, sono partita piena di domande.

Mossa dall’intuizione che quella scuola fosse il posto giusto per me, non ho più avuto dubbi e ho scelto di partire. Non avevo soldi da donare, ma tempo e qualche competenza professionale. Credo, che più di tutto mi abbia spinta l’amore grande che ho provato per la moltitudine delle vite provenienti da paesi diversi, che ho avuto sempre la possibilità di incontrare. Trovo in questo una motivazione egoistica: il confronto con culture diverse dalla mia, non solo mi permette di offrire tutto l’amore ho, cosa che mi fa sentire viva, ma mi offre un ritorno importante negli stessi termini, un arricchimento costante perché mi permette di andare oltre me stessa, apprendendo dall’alterità.

Così sono partita e sono anche arrivata, incontrando un cammino amorevole, ma non poco tortuoso. Sentivo di non avere ancora trovato quello che cercavo e le mie tante domande mi stavano facendo entrare in crisi. Capivo che quello era un momento fondamentale. L’etimologia stessa della parola crisi non ha la connotazione negativa che le diamo nella lingua italiana, bensì la connotazione che io stavo vivendo:  κρίσις vuol dire discernimento, decisione, scelta e indica anche la fase decisiva di una malattia. Dalle difficoltà che stavo incontrando capivo che quello era il momento di dirigere la mia esperienza verso una guarigione, verso la ricerca autentica delle risposte alle domande che mi avevano spinta a partire.

Proprio in quel momento ho incontrato Antonella.

Donna forte e dolce, ispiratrice di molti, innovatrice di se stessa. Madre e maestra, mossa dallo stesso amore che ero venuta qui a comprendere, ispirata dalla mia stessa volontà di non pensare arrogantemente di portare qualcosa, ma di assorbire quello che arriva da questo ambiente per noi estraneo offrendo la propria disponibilità per quello che ancora non si conosce.

Parte da sola, 30 anni fa, in un Brasile segnato dalla fame. Girando diverse favelas si forma, impara. Non è della sua storia che voglio parlare ora, perché merita un articolo a parte. Qui non voglio neanche parlare del suo arrivo a Goiás, voglio solo rendervi partecipi dell’effetto che questa persona fa quando la si incontra, del grande potere umano che è stato alla base della nascita della scuola e che ancora la mantiene in vita.

Antonella mi ha dedicato tempo. È stata una parete solida capace di ricevere i miei colpi più duri, è stata una parete morbida pronta per accogliere il mio dolore e restituirmelo pieno di senso, è stata una mano tesa per portarmi sui miei passi attraverso la mia individualità. Questo è quello che ancora oggi chi nella scuola è stato allievo di Antonella sente: una maestra incantevole, amorevole e dura. Perché Antonella spinge a superare i propri limiti, aiuta a capire se stessi e i propri conflitti, dando un incoraggiamento amorevole per andare avanti e per affrontare la vita criticamente.

È questo che sanno fare i maestri. Ci fanno vedere i margini entro cui possiamo crescere: poi la scelta è nostra.

Con questo articolo ringrazio Antonella per avermi fatto da guida e vi suggerisco l’intervista che abbiamo fatto insieme sulle origini della scuola Asas de Liberdade al seguente link https://www.youtube.com/watch?v=LtFFzQX-Uwc.


2 risposte a “Abbiamo bisogno di maestri”

  1. Avatar Antonella Barreto
    Antonella Barreto

    Ogni incontro è la nascita di una nuova compagnia che a sua volta è la nascita di una nuova maniera di camminare insieme. Bem venuta nella mia Vita Chiara.

    Piace a 1 persona

    1. Avatar comasasdeliberdade

      Grazie Antonella! Ti porterò sempre nel mio cuore

      "Mi piace"

Lascia un commento