Sono trascorse tre settimane dal mio ultimo articolo, un tempo lungo che non avrei mai pensato di lasciar passare. Eppure, la vita ti sorprende sempre e ti sconvolge i piani, costringendoti a ballare al suo ritmo.

Sono state tre settimane intense, con un viaggio in una Rio de Janeiro incessantemente piovosa e triste – se si chiama de Janeiro, non andateci a novembre! Prima di partire mi è stato detto che non mi avrebbero prorogato il visto e che sarei dovuta tornare in Italia alla fine dei miei 90 giorni, il 5 dicembre.

Con il cuore ancora a Goiás e con la speranza che il servizio di Azzeccagarbugli brasiliano a cui mi ero affidata mi aiutasse a trovare una soluzione per passare quelle due ultime settimane in più con i bambini e le maestre di Asas de Liberdade, visitavo la cidade maravilhosa aspettando il giorno in cui avrei avuto una risposta. Ma dopo aver visitato Rio, Ilha Grande e una Paraty che sembra una bellissima Goiás sul mare, in cui è mancata la corrente elettrica per tutta la sera con tanto di cena a lume di candela, sono tornata e non c’è stato più niente da fare. Così ho riorganizzato il lavoro di tre settimane in una e ho salutato la scuola.

E’ stata una settimana ricchissima e piena di eventi. I bambini della scuola si preparavano alla presentazione di fine anno, che è stata il 6 dicembre, con danze, canti e dichiarazioni commoventi di uguaglianza e parità di diritti. Allo spettacolo tenutosi al teatro São Joaquim sono state messe in scena tutte le etnie che compongono il popolo brasiliano: dalle piume degli indios, ai copricapi dai colori accesi africani, ai vestiti tradizionali portoghesi, per finire con le variopinte stampe brasiliane, che ricordano la calda natura tropicale. Ho passato tutto il giorno a pensare a loro e mi sono emozionata e divertita a guardare le foto e i video dello spettacolo.

Ma Asas de Liberdade non riempie d’orgoglio solamente per questo.

La sua è una storia di amore, un amore a più.

Contagia con il suo affetto i più piccoli e li fa diventare grandi.

Così ci siamo salutati. Io mi sono congedata da loro e loro dalla scuola. Sì, perché per le classi della seconda elementare e dell’agrupamento V – dei 5 anni – questo è l’ultimo anno qui a scuola e con tia Fernanda.

Fernanda ha seguito la classe del secondo anno da quando avevano 3 anni fino ad oggi che ne compiono 8. Un distacco difficile, ma importante per la loro crescita e autonomia. Ne abbiamo discusso insieme in un incontro di un’ora: grazie alla rosa del Piccolo Principe abbiamo capito cos’è la saudade, che si differenzia dalla nostra nostalgia per la felicità insita nel ricordo e grazie alla volpe abbiamo esplorato il significato dell’amicizia.

E’ il tempo che avete perduto per la vostra scuola che ha reso la vostra scuola così importante.

E’ il tornare ogni giorno alla stessa ora, incontrare le stesse persone, vedere quelle stesse pareti gialle.

Così, quando vedrete del giallo penserete alla vostra scuola.

E vi ricorderete dei vostri amici.

E un pezzo del vostro cuore si rallegrerà, avrà nostalgia e avrà anche voglia di farvi ritorno.

E’ questa la saudade: lasciare che delle persone o dei luoghi possano lentamente occupare una parte del nostro cuore, così che quando ce ne andremo quella parte ci farà allo stesso tempo male e sorridere, dandoci la voglia di ritornare a casa.

Perché casa è dov’è il nostro cuore e se lo disseminiamo per il mondo, come faccio io, ne paghiamo poi le conseguenze. Sento che avrò sempre una casa ad Asas de Liberdade, così come lo sentono i bambini.

Ci siamo salutati con uno scambio culturale. Essendo le nostre due culture fortemente legate al cibo come momento di convivialità, ho voluto passare loro la nostra ricetta più famosa e la scuola si è riempita di pizzaioli sulle note di Pino Daniele.

Tra sorrisi, abbracci e lacrime ci siamo salutati, con la promessa di rivederci presto.

Perché nella vita tutto può succedere, i piani possono cambiare, ma come dice Khalil Gibran “la vita non è questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia” e vi giuro, che la samba continuava anche sotto la pioggia, perché anche “Rio de Janeiro continua lindo”.


2 risposte a “Ho lasciato in Brasile un pezzo di cuore”

  1. Avatar Teresa
    Teresa

    Tanto sentimento di amore e commozione

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